La Cappella di San Pantaleone
La cappella fu costruita nel corso del XVII secolo, là dove erano l’altare del SS. Crocifisso e quello del Presepe, per assicurare una degna collocazione alla reliquia del sangue di San Pantaleone “Ravelli Pignus Optimum, cleri plebisque clypeus”.
Nel corso del XVII secolo si decise finalmente di trasferire quella piccola cappella, “sita in un cantone della chiesa e quasi derelitta, in un luogo più decente e di maggiore venerazione”, come riporta uno scritto del Settecento, sul suolo concesso dal vescovo, là dove erano l’altare del SS. Crocifisso e quello del Presepe. Il completamento del nuovo corpo architettonico dovette avvenire durante l’episcopato di mons. Onofrio del Verme (1623-1637): in data 9 dicembre 1632 il notaio Andrea Battimelli redasse il contratto tra le autorità religiose rappresentate dal Vicario della Cattedrale con alcuni Capitolari, e i maestri marmorari, il fiorentino Francesco Valentino e il cavese Pietro Antonio della Monica, attivi a Napoli, che si impegnarono ad ultimare i lavori entro il mese di giugno dell’anno successivo.
La grande arcata d’accesso, il cui intradosso è affrescato con scene della vita e del martirio del Santo, è interamente chiusa da una cancellata in ferro battuto, che riporta in alto lo stemma di mons. Luigi Capuano (1694 – 1705). Alla base, una balaustra traforata in marmo bianco, con inserti in marmi di vario colore, é scolpita con le figure di San Pantaleone e Santa Barbara, compatrona della città.
In corrispondenza di una graziosa cupoletta, decorata con elementi vegetali e delineata da cartigli e modanature su cui si stagliano teste di putti, si eleva il pregevole dossale in marmi policromi arricchito da cherubini in marmo bianco. Quattro colonne sormontate da trabeazioni, convergenti verso un frontone spezzato, ne inquadrano la facciata. Al centro si ammira il dipinto raffigurante il martirio di San Pantaleone, legato ad un albero d’ulivo con al fianco il maestro Ermolao, opera eseguita nel 1638 dal pittore genovese Gerolamo Imperiali mentre le tele laterali raffigurano i santi Tommaso e Barbara. In alto è presente un quadro con il Bambino Gesù tra i simboli della passione del Cristo.
Alla base delle colonne centrali sono scolpiti due stemmi della città sormontati dal patrono, a mezzo busto, con l’ampolla e la palma del martirio, apposti nel 1643 in quanto la cappella “fu anche costrutta del peculio pubblico e limosine dei cittadini”. Il prezioso paliotto d’altare è in mosaico fiorentino, commistione di marmi, alabastri e madreperla che svolgono temi floreali inquadrati da geometrie mistilinee.
I ravellesi sono fieri di avere come speciale protettore San Pantaleone e, come recita l’ultima strofa dell’Inno in latino, innalzano lodi alla Trinità che volle affidare la protezione di Ravello a così grande martire.
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