La pubblicazione
RAVELLO CELEBRA SAN PANTALEONE: UNA SECOLARE TRADIZIONE DI FEDE
di Salvatore Amato
L’interesse della storiografia locale per la figura di S. Pantaleone, patrono di Ravello, risale alla metà dell’Ottocento. Nel 1857, infatti, veniva pubblicata per la prima volta a Roma la “Vita di S. Pantaleone medico protettore della città di Ravello”, scritta da mons. Ferdinando Mansi, officialis della Sacra Congregazione di Propaganda Fide. Egli, inoltre, con la cautela di voler “riferir la cosa soltanto come si racconta”, fissava per iscritto la narrazione, fino a quel tempo tramandata oralmente, della venuta dell’ampolla del sangue di S. Pantaleone a Ravello.
Il racconto presenta molti topoi della tradizione agiografica: il sangue raccolto sul luogo del martirio, il ruolo dei mercanti nell’acquisizione della reliquia, il mare in tempesta che obbliga i marinai a fermarsi in un luogo imprevisto, quello scelto dal santo.
Su questo episodio la tradizione documentaria tace e di ciò si rammaricava anche Luigi Mansi nelle prime pagine della sua “Vita di del santo medico Pantaleone” quando affermava di essere rimasto sconfortato nel constatare, dopo aver consultato tutto l’archivio, che nessuna delle visite pastorali precisava l’epoca e le circostanze della traslazione del sangue da Nicomedia o da Costantinopoli a Ravello.
A proporre una datazione verosimile, ma non verificabile dal punto di vista documentario, è intervenuto negli anni Settanta del Novecento il volume “Un testimone: San Pantaleone” di Don Giuseppe Imperato senior, che con la competenza dello storico ricostruiva quelli che erano i rapporti tra Ravello e l’Oriente tra X e XI secolo, secoli in cui il sangue dovette giungere a Ravello. Sulla sua scia, ma con diverse argomentazioni, interveniva nel 1986, il prezioso contributo di Luigi Kalby.
Da allora gli studi su S. Pantaleone hanno visto interessare sempre più il mondo accademico e quello scientifico, privilegiando sempre alcuni aspetti particolari come il miracolo del sangue o le attestazioni di culto, grazie soprattutto alle iniziative culturali promosse dall’ “Associazione Culturale Duomo di Ravello”.
Nessuno degli studi fin qui citati analizzava dall’interno la devozione popolare verso il santo patrono. A colmare questo vuoto interviene ora l’agile e preziosa pubblicazione di Luigi Buonocore, che da alcuni anni si occupa del culto di S. Pantaleone a Ravello in età moderna. Contributi apparsi prima sul mensile “Incontro per una Chiesa Viva” ma poi presentati al convegno di studio del 2006 con la relazione “Aspetti storico-artistici delle reliquie di San Pantaleone a Ravello”.
Questi lavori sono ora confluiti nel libro “Ravello celebra San Pantaleone, una secolare tradizione di fede” pubblicato nel mese di luglio 2008 per i tipi Gutenberg.
Non una biografia del santo o un’analisi scientifica del miracolo della liquefazione, ma l’evoluzione del suo culto a Ravello dalla fine del Medioevo ad oggi, attraverso un’attenta consultazione dell’Archivio del Duomo di Ravello.
Un testo destinato principalmente ai Ravellesi che celebrano solennemente ogni anno il loro protettore. Una festa che “costituisce – afferma l’A.- un momento speciale di preghiera e di gioia, un’occasione per rinnovare spiritualmente la comunità e per rinsaldare i legami con le origini di una tradizione secolare”. Questa tradizione viene proposta al lettore con dovizia di particolari soprattutto nell’appassionata descrizione dei giorni di festa allietati dalle marce sinfoniche, dai matineè della banda musicale, o conclusi dai fuochi pirotecnici, di cui l’A. è anche esperto conoscitore.È sempre molto difficile descrivere l’evento che coinvolge l’intera comunità cittadina – oggi la tecnologia permette di fissare nella memoria immagini e gesti -, ma l’A. meglio dell’obiettivo di una qualsiasi telecamera regala a tutti noi una festa da vivere ogni giorno e allo stesso tempo ci permette di “recuperare appieno il messaggio storico e religioso nella sua autenticità…per celebrare in modo adeguato questa ricorrenza, in comunione con quella Civitas Ravellensis che quattro secoli fa affidava al suono continuo delle campane un messaggio di gioia, di onore, di lode alla Trinità e al suo Santo Patrono.”
L’autore
Luigi Buonocore è nato a Salerno il 28 dicembre 1976. Conseguita la maturità scientifica, si è laureato in Conservazione dei Beni Culturali, Indirizzo Beni Mobili e Artistici, (storici, artistici, architettonici) presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Storico dell’arte, Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dal 2002 al 2006 ha operato presso il Servizio Patrimonio del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica dove ha curato la ricognizione inventariale dei beni mobili della dotazione presidenziale. Dal 2007 al 2009 ha frequentato la Scuola SSIS della Seconda Università degli Studi di Napoli, Indirizzo Storia dell’Arte, (classe delle Lauree Specialistiche in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali) presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, ed ha conseguito la specializzazione all’insegnamento nella scuola secondaria. Studioso di storia locale e di tradizioni, si occupa di ricerche storico-artistiche e dello studio delle fonti archivistiche tesi alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico, monumentale, demo-etno-antropologico della Costa d’Amalfi. E’ il cerimoniere liturgico della “Basilica ex Cattedrale - Duomo di Ravello”. Contatti: l.buonocore@gmail.com
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